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Il Municipio XV - Identità |
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domenica 02 dicembre 2007 |
ARVALIA PORTUENSE
(fonte Sito Municipio XV)
Tale differente denominazione del Municipio XV è il risultato della fusione del nome Portuense, inteso non solo come importante accezione territoriale, con il nome di Arvalia, a ricordo dell'antichissimo collegio sacerdotale dei Fratres Arvales. I Fretres Arvales erano sacerdoti addetti al culto degli antichi dei Arvali, divinità che proteggevano l'agricoltura. Pertanto rappresentano la memoria storica più antica e prestigiosa del territorio del Municipio XV.
Il Municipio Roma XV occupa una superficie di 70,87 Kmq.
Per estensione, è un Municipio di media grandezza e comprende le seguenti zone e quartieri: Portuense - Magliana Vecchia - Ponte Galeria - La Pisana - Gianicolense - Marconi - Pian Due Torri - Trullo e Corviale.
Più nel dettaglio, il Municipio XV è delimitato dai seguenti confini:
- ponte della Ferrovia Roma-Civitavecchia, sul fiume Tevere;
- fiume Tevere;
- linea d’aria in allineamento dal fiume Tevere alla via Geminiano Montanari;
- via Geminiano Montanari;
- autostrada Roma-Fiumicino;
- svincolo tra le autostrade Roma-Fiumicino e Roma-Civitavecchia;
- autostrada Roma-Civitavecchia;
- via Monte Carnevale;
- via di Castel Malnome;
- via del Ponte di Malnome;
- via della Pisana;
- largo Città dei Ragazzi;
- via della Pisana;
- attraversamento G.R.A.;
- via della Pisana;
- via dei Carafa;
- via della Casetta Mattei;
- vicolo del Conte e via della Serenella;
- via della Serenella;
- via di Affogalasino;
- via Portuense;
- ferrovia Roma-Civitavecchia;
- ponte sul fiume Tevere per la ferrovia Roma-Civitavecchia.
LA POPOLAZIONE
La popolazione residente al 31.12.1999 ammontava a 155.132 unità pari ad una densità abitativa di 2.188 abitanti per Kmq.
Il Municipio XV risulta quindi essere il 7° Municipio per numero di abitanti con il 6% dell'intera popolazione romana.
Negli ultimi anni la popolazione residente è diminuita (-5.659 unità rispetto al 1991) a causa di un saldo naturale negativo e di un saldo migratorio positivo, ma insufficiente a compensare il decremento del movimento naturale.
Nei dati suddetti non sono compresi gli stranieri presenti sul territorio del Municipio non in regola con il permesso di soggiorno.
È diminuita la popolazione minorile, anche se si riscontra una leggera flessione positiva per la fascia d'età 0-4 anni, mentre nel contempo è aumentata la popolazione anziana, nonché la popolazione straniera che hanno raggiunto rispettivamente le 37.801 e le 8.143 unità (dati Forum 2000).
La comunità straniera più numerosa risulta essere quella asiatica, seguita da quella africana e da quella europea non CEE (sono riportati i dati dettagliati nelle specifiche tabelle).
Il 36,90% della popolazione è costituito de nuclei con 1 solo componente, mentre il 23,79% sono i nuclei familiari formati da 2 componenti, contro il 19,70% dei nuclei familiari con 3 componenti ed il 15,86% dei nuclei familiari con 4 componenti; i nuclei familiari formati da più di 4 componenti sono presenti in percentuali minime rispetto ai dati suesposti: i coniugati superano i celibi e le nubili.
Il Municipio XV presenta situazioni socio economiche diverse: a quartieri più propriamente 'borghesi' quali Marconi, Portuense, Villa Bonelli, si aggiungono quartieri dove le condizioni di vita sono più difficili e dove la popolazione è costituita in larga parte da persone con occupazioni precarie.
La presenza nel territorio del Municipio di 3 campi nomadi, di cui uno soltanto autorizzato e attrezzato e dove i minori rappresentano il 70 - 80% della popolazioni, pone problemi non indifferenti sia per la diversa cultura che per le abitudini e gli stili di vita in certi aspetti difficilmente condivisibili.
Nel dettaglio la situazione può essere così sintetizzata:
Popolazione residente totale = 155.513
Suddivisione per fasca d'età
anni 0-4____________________6.582
anni 5-9____________________6.220
anni 10-14__________________5.898
anni 15-19__________________6.500
anni 20-24__________________8.666
anni 25-29_________________13.696
anni 30-34_________________14.911
anni 35-39_________________13.798
anni 40-44_________________10.547
anni 45-49__________________9.396
anni 50-54_________________10.870
anni 55-59_________________10.628
anni 60-64_________________11.341
anni 65-69__________________9.393
anni 70-74__________________7.130
anni 75-79__________________4.985
anni 80-84__________________2.494
oltre 84 ____________________2.458
Il quartiere Corviale
Nuovo Corviale è un complesso edilizio romano, un intervento integrato costruito negli anni settanta dall’Istituto Autonomo Case Popolari, che si colloca a sud-ovest della città, nel territorio della XV circoscrizione, a destra della via Portuense e in direzione di Fiumicino (a circa 2 Km dal raccordo anulare). Il comprensorio si sviluppa per la lunghezza di circa un chilometro è alto nove piani, più due cantine e seminterrato, 1202 appartamenti, in cinque corpi, un edificio più basso in parallelo ed una terza costruzione posta trasversalmente, proiettato verso il quartiere esistente di Casetta Mattei, come 'una mano allungata per un’integrazione tra vecchio e nuovo tessuto urbano'. Una strada pedonale lo attraversa, fiancheggiata da qualche negozio. Al di là dell’anello stradale principale c’è un centro scolastico con una materna, un’elementare ed una media. Il complesso comprende un anfiteatro all’aperto (terzo lotto), una sala per le riunioni (quarto lotto) e cinque sale condominiali; il quarto piano, per tutta la sua lunghezza, è destinato a botteghe artigiane e servizi, doveva essere, infatti, quel piano riservato a impianti collettivi e invece è rimasto per anni inutilizzato, a parte qualche sporadica iniziativa immediatamente rientrata.
Il progetto. L’originale edificazione, oggetto di innumerevoli, spesso inopportune, attenzioni da parte della stampa romana, si richiama, come radice culturale, alle teorie dell’architetto francese degli anni venti, Le Corbusier.Lo IACP della Provincia di Roma ha affidato il disegno all’équipe di 23 progettisti diretta dall’architetto Mario Fiorentino. La parte più rivoluzionaria di Corviale sono i servizi e gli impianti collettivi, progettati per un’estensione tre volte più ampia degli standard minimi fissati per legge: teatri all’aperto, uffici, sala per riunioni, sale condominiali, biblioteca, scuola d’arte, palestra coperta, asili nido, scuole materne, elementari e medie, consultorio pediatrico, farmacia, mercato coperto, ristorante con sala banchetti e self-service, un gruppo di esercizi commerciali, cinque grandi spazi verdi, alcune decine di locali destinati a botteghe artigiane, studi professionali, ambulatori. Il tutto sovradimensionato perché doveva servire anche il quartiere circostante ed altri 20 palazzi che avrebbero dovuto sorgere nel piano zona per un totale di altri 1500 abitanti.
La storia. La prima pietra viene posta il 12 maggio del 1975, mentre le prime case vengono consegnate nell’ottobre del 1982. Fin dall’epoca della sua edificazione il complesso di Nuovo Corviale, viene preso di mira da più cittadini con impellente necessità di un’abitazione. L’iniziale occupazione risale al 1983, quando 700 famiglie prendono d’assalto il palazzo ed entrano con la forza negli appartamenti e si conclude con l’attendamento nel piazzale sottostante di 150 nuclei per circa un anno e mezzo. La seconda è quella conclusasi oramai dal Natale del ’95: i circa 200 peruviani che si erano insediati nei manufatti abbandonati della spina centrale sono stati fatti evacuare con uno 'sgombero morbido' organizzato dall’assessore alle Politiche Sociali con l’Istituto di Studi Latino Americani. La terza occupazione è quella relativa al quarto piano, occupato da 'autocostruttori' che, per insediarsi, hanno approfittato del disservizio delle istituzioni. Si tratta di una sessantina di famiglie, perlopiù giovani coppie, spesso figli dei regolari assegnatari, che hanno occupato un negozio, uno slargo, una sala condominiale del piano lasciato libero. Numerosi altri, infine, sono i tentativi di occupazione che quasi mensilmente vengono segnalati alle istituzioni, di un locale restituito allo Iacp di ambienti per uso sociale.
La Magliana
L'attuale Magliana, che fu tra le zone più importanti della periferia di Roma antica, è il risultato di una incontrollata speculazione edilizia condotta nella capitale dal dopoguerra. Il quartiere, che fu costruito a metà degli anni '60, sorge su un ansa del Tevere al di sotto del livello degli argini del fiume; è di fatto esposto al rischio di inondazioni qualora il Tevere dovesse straripare.
La nascita di costruzioni abusive e di fabbricati industriali in una parte di territorio resasi sempre più popolosa, ha contribuito ad offuscare la memoria storica di una zona di notevole interesse storico-archeologico. Particolare importanza rivestono le Catacombe di Generosa, un antico cimitero situato su un'altura della Magliana, in cui furono sepolti i corpi dei fratelli Simplicio e Faustino, uccisi durante la persecuzione di Diocleziano nel 303 d.C. due martiri sono i patroni di una cittadina tedesca, Fulda, che recentemente si è gemellata con la Magliana, a cui è stata dedicata una strada intitolata 'Maglianastrasse'. E' anche interessante la chiesa medievale di S. Passera, lungo la riva del Tevere, costruita intorno al IX secolo, riutilizzando un antico mausoleo romano del II secolo d.C.
Secondo fonti storiche sull'origine del nome di Magliana, nell'XI secolo si parlava di un fundus manlianus posseduto dall'antica famiglia romana dei Manilii o Manlia, da cui molto probabilmente derivò il termine per una successiva corruzione in Magliana. Risale al XV secolo la destinazione del luogo a territorio di caccia, quando il cardinale Girolamo Riario nel 1480 fece edificare una costruzione in onore del duca di Sassonia per riposarvi dopo le fatiche della caccia. Innocenzo VIII, trovando il luogo gradito per l'amenità del terreno e la bellezza del paesaggio circostante, ristrutturò gli edifici esistenti e costruì una villa, conosciuta come Castello della Magliana. I papi che si succedettero ampliarono il castello e lo abbellirono con un giardino e una cappella decorata con affreschi della scuola di Raffaello dedicata a S. Giovanni Battista, da cui il nome odierno del vicino ospedale dei Cavalieri di Malta.
Intorno alla metà del '700 la villa papale, in rovina, venne abbandonata. Dal 1957 è di proprietà del Sovrano Militare Ordine di Malta, che ne ha curato il restauro. Intorno agli anni '20 la zona di Pian Due Torri, il cui nome deriva da una costruzione a due torri appartenente al cardinale Orsini, era infestata da zanzare e poco salutare a causa delle frequenti alluvioni del Tevere. L'area venne acquistata da Bonelli, un ingegnere piemontese, il quale fece installare presso il Tevere una pompa per estrarre l'acqua dal fiume portandola, attraverso un canale scavato lungo via Pian Due Torri, all'interno di vasconi.
L'acqua veniva utilizzata durante il giorno dai mezzadri di Bonelli (ai quali l'ingegnere aveva affidato la coltivazione del terreno, ricavandone in compenso la metà del raccolto), mentre di notte serviva ad irrigare i prati. Si coltivavano carciofi ed ortaggi, sorsero frutteti e vigneti.
La tenuta di Bonelli, alla sua morte, fu ereditata dal conte Tournon, che ne aveva sposato una delle figlie.
Il conte iniziò a lottizzare e costruì le prime case, distruggendo gran parte degli alberi circostanti. Tra gli anni '60 e '70 venne costruita la maggior parte dei 'casermoni' della Magliana.
Tutta la zona, situata sette metri sotto l'argine del Tevere, doveva essere reinterrata sino a raggiungere il livello dell'argine stesso. Il Comune diede il permesso di costruire, alla sola condizione di sottoscrivere un atto d'obbligo che impegnava i costruttori a reinterrare i due primi piani dei palazzi in epoca successiva, accordo che non fu mai rispettato. Furono così realizzati due piani in più rispetto a quelli previsti. Non si costruirono invece strade, fogne, scuole, campi sportivi e soprattutto niente verde. Dal dopoguerra ad oggi la periferia di Roma ha cambiato fisionomia: via della Magliana Nuova è una sorta di diramazione di via della Magliana, creata per smaltire il grosso traffico della strada principale. La costruzione della stazione ferroviaria di Villa Bonelli ha reso più agevoli i collegamenti col centro della città. Tuttavia nonostante il traffico, la viabilità in tilt, il cemento armato dei palazzi costruiti uno addosso all'altro, c'è un ricco patrimonio artistico ed ambientale da rivalutare.
La programmata realizzazione del parco di S. Passera lungo il Tevere, con la relativa pista ciclabile, dovrebbe dotare il quartiere di una vasta zona attrezzata a servizi e a verde pubblico.
Nell'ambito del progetto Centopiazze, è stata sistemata a giardino l'area tra via Sillano e via Castiglion Fibocchi. Inoltre è stata creata la Piazza De André al centro del quartiere, sede del Premio Fabrizio De André dedicato alla musica italiana d'autore.
La zona Marconi
Sviluppatosi a cavallo fra gli anni ‘50 e ‘60 con la costruzione di edifici a carattere intensivo, che raggiungono anche gli otto piani, il quartiere ha assunto rapidamente il ruolo di 'centro commerciale' del Municipio, soprattutto intorno alle due principali vie che l’attraversano, viale Marconi e via Oderisi da Gubbio.
I due importanti ponti che lo collegano con i quartieri limitrofi ed il mare, ponte Marconi e dell’Industria, ne hanno accentuato il carattere di zona ad altissima intensità di traffico, in cui si concentrano gli spostamenti quotidiani di molti cittadini romani. In origine l’area situata a ridosso del Tevere, chiamata Piana di Pietra Papa, probabilmente dal nome di una famiglia nobile di Trastevere, era soprattutto paludosa e solo in parte coltivata, sottoposta al continuo pericolo delle inondazioni del fiume. Alla fine dell’800 si venne sviluppando lungo le due rive del Tevere l’area industriale e chiamata Porto Fluviale, che poteva sfruttare come mezzi di comunicazione, oltre il fiume, anche la ferrovia Roma-Civitavecchia ed il vicino ponte dell’Industria, conosciuto come il Ponte di ferro, fatti costruire dal papa Pio IX nel 1859. Fra le attività industriali che si svilupparono nell’area agli inizi del ‘900, spiccavano soprattutto lo stabilimento della Mira Lanza, dove si producevano candele e saponi, ed il Molino Biondi. I due complessi industriali, situati l’uno a via Blaserna e l’altro a via Pacinotti, costituiscono oggi per le loro qualità architettoniche e costruttive, una testimonianza importante di archeologia industriale a Roma. Se il Piano regolatore del 1909 prevedeva nella zona la costruzione di villette a due piani, e ne confermava il carattere industriale, nel piano del 1931 fu prevista invece per l’area di Pietra Papa la costruzione di edifici intensivi. La realizzazione del ponte Marconi agli inizi degli anni ‘50, voluta per facilitare l’espansione edilizia verso l’EUR ed il mare, contribuì in maniera decisiva allo sviluppo del quartiere, così che intorno al 1965 l’edificazione di Marconi può dirsi completata. Alta densità di abitanti, assenza di verde pubblico, alta concentrazione di traffico, inquinamento ambientale ed acustico, sono i problemi che affliggono attualmente il quartiere, la cui soluzione non appare certo facile. Nell’ambito del progetto 'Centopiazze' l’amministrazione comunale ha riqualificato piazza della Radio, con un grande giardino attrezzato, così da trasformare la piazza in un piacevole punto d’incontro per il quartiere. Una risposta ai problemi di Marconi è stata data dalla sistemazione dell’area di lungotevere dei Papareschi, aperto nel 2005 intitolandolo all'attore Vittorio Gassmann.
Ponte Galeria
Ponte Galeria, oltre al fiume Tevere, è attraversata da un piccolo fiume che per la dimensione ridotta viene classificato come 'rio' e ha dato il nome alla valle che attraversa, il rio Galeria, appunto. Oggi di questo corso d’acqua non ci accorgiamo quasi più, chiuso com’è tra argini poderosi. E' comunemente definito 'marana', declassazione o confidenza che ignorano le vetuste origini ed antiche vestigia e funzioni, quando era solcato da barche, o quando era temuto per le inondazioni o quando era usato come barriera naturale alle invasioni. Il rio Galeria era chiamato dagli etruschi 'Careiae' o 'Careia' o 'Cereja', e veniva utilizzato per il trasporto del sale fin sotto le mura di Veio. Il nome 'Careja' venne poi trasformato in Galeria (=abitanti del rio Careia), quando Roma venne divisa in 16 tribù nella riforma dell’agro ad opera di Servio Tullio (quarto re di Roma).
Il nome fu poi esteso a tutta la valle del rio. Il nome Galeria appare in numerosi testi classici, fra cui Tito Livio e Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia. Il rio e la valle Galeria erano noti per la loro importanza strategica, militare e alimentare. Ciò risulta dall’opera di Papa Adriano I (772-795), che volle qui una domusculta, cioè una grande masseria 'con campi e casali, vigne, mulino, ..' per dare rifornimento di grano alla città.
Dopo cinquant’anni, un altro Papa, Gregorio IV (827-844) fece costruire qui un castello adibito a villa e fortilizio. Era una torre a tre piani, circondata da un robusto antemurale. Tra le varie vedette che difendevano il castello, una era di particolare importanza, per il fatto che racchiudeva il ponte con cui si superava il rio Galeria. Anche i Papi successivi ebbero a cuore il ponte sul Galeria. Papa Benedetto VIII, nel 1018 ordina la restaurazione. Stessa cosa fece il 12 agosto 1526 Papa Clemente VII, incaricando il prefetto dell’alveo e delle sponde del Tevere a restaurare il ponte sul Galeria. Lo stesso Papa gli ingiunge poi di mantenerlo in buono stato e, per trovare i fondi per la manutenzione, lo autorizza a riscuotere una tassa dalle navi che risalgono il Tevere. Nell’arco della storia la valle Galeria vede un alternarsi di periodi floridi con periodi di abbandono; di fioritura o di squallore, come agli inizi del 1900. Con l’espansione verso il mare voluta dal fascismo e con la costruzione della vetreria, inizia l’urbanizzazione della valle Galeria. Ponte Galeria non era una tenuta, ma un piccolo centro, nodo di due importanti arterie stradali (via Portuense e via Magliana) e di due vie fluviali (Tevere e Rio Galeria). Sin dall’antichità fu un centro abitato. Ciò è dimostrato anche dalle tombe neolitiche (cioè dell’età della pietra e del bronzo) rinvenute. E’ durante il paleolitico che i primi uomini arrivarono in questa zona. Trecentomila anni fa nella zona si aggirava l’elefante, l’ippopotamo, il rinoceronte il cavallo il bue, il cervo, il cinghiale, ed altri animali di taglia minore, prede della caccia utile al sostentamento della popolazione. La valle, in via di formazione, era ingombra di acquitrini e paludi, e nel suo insieme appariva come una steppa nella quale si distendevano, senza argini, il fiume Tevere ed il Galeria. Proprio la presenza dei due fiume riduceva il bisogno idrico del centro, perché a quel tempo l’acqua del fiume si beveva.
Trullo e Montecucco
Il Trullo è una Borgata sorta nel dopoguerra. Comici come Alberto Sordi, Nino Manfredi e Pippo Franco, molte volte hanno citato il nome del Trullo in battute umoristiche in televisione, alla radio, in riviste teatrali e sullo schermo. Attorno agli anni Sessanta, in alcuni ambienti del Quartiere si sviluppò un dibattito sul Trullo, dal quale scaturì la proposta di chiedere il cambiamento del nome della Borgata. Una rappresentanza di abitanti del Trullo recatasi alla Toponomastica del Comune di Roma, propose due nuove denominazioni: 'Valle Portuense', oppure 'Borgata San Raffaele', dal nome dell'angelo patrono della Parrocchia. L'esito fu negativo. Effettivamente non c'erano validi motivi per questo cambiamento. Sembrerà curioso, ma alla richiesta delle ragioni che spingevano molti a chiedere questa modifica, la risposta più frequente era: 'Trullo fa rima con citrullo'. Esaminiamo allora questo nome. Bisogna innanzitutto consultare il dizionario della lingua italiana per vedere cosa dice di questo sostantivo, per la verità abbastanza singolare. Cominciamo dunque con lo Zingarelli, il quale dà, del nome 'trullo', questo significato: 'sorta di abitazione di forma rotonda a tetto conico, nella penisola Salentina'. Bene. E' un bell'esempio di architettura; chi non conosce o non ha visto almeno una volta una cartolina illustrata di Alberobello, con le sue piccole e graziose costruzioni di pietra che si distinguono appunto per la caratteristica del tetto a forma conica? Perfino la chiesa di questa bella cittadina ha il tetto formato da numerosi coni che danno l'impressione di tanti gelati capovolti. Oltretutto i trulli di Alberobello sono monumento nazionale e formano il vanto degli abitanti di questa città pugliese. Nella stessa Borgata vivono alcune stimate e laboriose famiglie di Alberobello, le quali sentono molto vivo l'attaccamento a quel lembo di terra del meridione d'Italia. Ma procediamo nella consultazione dello Zingarelli. Come aggettivo 'trullo' ha significato di grullo, che lo stesso Zingarelli traduce a sua volta con: stordito, stupido, melenso, minchione, ingenuo e credulone. Andiamo a vedere qualche altro testo, per esempio il Novissimo Melzi, il dizionario enciclopedico linguistico italiano. Come per il citato Zingarelli, il Melzi dà all'aggettivo 'trullo' un significato quasi analogo: citrullo, in senso di sciocco e stolido. La stessa cosa fa il dizionario Garzanti, il quale, dopo aver precisato che l'origine etimologica del termine trullo deriva dal greco 'troulloe' (trullòs), conferma i significati sopra annotati di sciocco, stupido, ecc. Anche un altro diffusissimo dizionario, il Palazzi, ci ripete le stesse cose poco simpatiche appena esposte. Si consiglia poi di non dare mai del 'trullo' ai toscani, poiché nel loro dialetto è un termine ancora più offensivo.
L'origine di questo vocabolo risale probabilmente al periodo Megalitico come le 'Nuraghe' della Sardegna, ma aveva anche diversi altri significati. Veniva usato in passato per indicare il tuorlo dell'uovo, ed era chiamata trullo, un'antica macchina guerresca, una specie di catapulta usata in battaglia per lanciare sassi e saette. In vecchi trattati di architettura, infine, venivano indicati con il termine tru}lo alcuni elementi architettonici tra cui gli archi, i fornici ed alcune costruzioni a pianta circolare. Nel Medio Evo, a Roma, erano noti con il nome di trullo, molti edifici e monumenti. Nel 'Liber Pontipcalis'' per risalire ad una delle più antiche citazioni che si conoscano dell'epoca di Papa Sergio (687-701), viene usato questo vocabolo allorché si parla di una copertura di piombo effettuata sul trullo della Basilica dei Santi Cosma e Damiano al Foro Romano. Per trullo si intendeva, evidentemente, la cupola della chiesa. Molti altri edifici curvilinei o rotondi furono pure indicati con questo nome. Val la pena di citare almeno i più importanti, o quantomeno quelli di maggior grandezza, che vanno individuati principalmente tra i circhi, i teatri e le torri. Nei secoli XI e XII, nel Circo Massimo esisteva una costruzione detta 'trullo' di cui però non abbiamo nessuna descrizione. Un 'Trullus Joanpes de Stacio' era localizzato vicino la chiesa di Santa Caterina dei Funari. Il celebre teatro di Pompeo, monumentale edificio ad emiciclo che si trovava nei pressi dell'attuale Campo de' Fiori, nel Medio Evo era anch'esso comunemente chiamato Trullo. Ancora con il nome di trullo, era indicata un'altra torre visibile da piazza del Popolo e che sorgeva lungo la via Flaminia; questa torre, a pianta circolare, dava il nome alla campagna circostante, che fu nota come 'Vigna del Trullo'. Un'altra costruzione ad emiciclo, che sorgeva nelle adiacenze della Torre delle Milizie, fu detta 'Trullo degli Arcioni'. L'attuale piazza di Pietra, era chiamata piazza del Trullo. Qui si trovavano due edifici che portavano il nome di Trullo; il primo era di forma poligonale e riceveva luce dall'alto attraverso un'apertura praticata nella volta a calotta, ed il secondo era una chiesina dedicata a 'Sancto Stephano de Trullo', la quale fu officiata per parecchi secoli. Attualmente purtroppo tutte queste costruzioni sono scomparse. Nei documenti della Chiesa, si legge che nell'anno 680, nel Sacro Palazzo Imperiale di Costantinopoli si tenne un Concilio Ecumenico che fu detto 'Trullano', dal luogo di riunione che era una grande sala a cupola; un successivo Concilio, sempre tenuto a Costantinopoli nel secolo seguente, fu pure detto 'Concilio in Trullo' per la stessa ragione. Come si vede, questo nome ha avuto anche un significato sacro e un passato illustre.
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Ultimo aggiornamento ( luned́ 03 dicembre 2007 )
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